Non si smette di giocare perché s’invecchia, si invecchia perché si smette di giocare.

Granville Stanley Hall

In data 25-26 febbraio 2019 si è svolto alla Casa di riposo “Le Querce-Casa dei Nonni” un seminario (Corso di formazione per operatori tenuto dal dottor Giovanni Romito, psicologo) sull’importanza delle attività ricreative per l’anziano come terapia.

L’intento del programma non era solo l’analisi del fenomeno ma un approfondimento delle capacità di risposta dell’anziano alla realtà che lo circonda (adeguata allo stato di salute) con lo scopo di favorire e mantenere le funzioni residue e promuovere esperienze gratificanti. 

Ci è sembrato importante riportare una sintesi degli argomenti più significativi (senza la pretesa di esaurire tutti gli argomenti trattati) che riteniamo utili e istruttivi anche per i familiari, che affidano i loro cari alle cure della RSA, e per coloro che vivono accanto ai propri anziani. 

Divideremo gli argomenti in due parti: gli aspetti dell’analisi psicologia e delle sue conseguenze e la fase applicativa come terapia pratica per l’agire. 

Ci aiuteremo con delle parole chiave.

Attività ricreative

La parola rinvia al significato di divertimento, pausa, distacco dal quotidiano. Tale tempo (se vissuto positivamente) ha un suo effetto nella reazione interna al nostro corpo. In particolare si sviluppano alcuni neurotrasmettitori: serotonina che dà il buon umore e la dopamina (che nel suo aspetto positivo) trasmette un senso di ricompensa. 

Già da questa prima semplice osservazione intuiamo subito come l’attività ricreativa è un tempo che sviluppa capacità conoscitiva e vitalità con finalità terapeutica. L’umore alto è la chiave per amplificare la capacità cognitiva e il senso della vita. Sarà dunque importante per l’anziano sviluppare e favorire tempi ricreativi (strategicamente orientati al potenziamento delle abilità) per favorire il maggior grado di performance. Sentirsi ancora in grado, per esempio, di giocare a carte, stimola l’anziano a ricercare tale attività promuovendo indirettamente abilità cognitive come l’attenzione e la memoria.

L’apprendimento

L’apprendimento varia con una frequenza che va da lento a veloce; tanto quanto più si è ripetuta e memorizzata l’azione. Quatto fasi sintetizzano questo processo: 1) non so di non sapere 2) so di non sapere, 3) so di sapere,4) non so di sapere (in cui il cervello memorizza). In questa quarta fase concentriamo l’attenzione.

Ciò ci permette di affermare la necessità dell’uso continuo della parte inconscia dell’attività cognitiva che è presente nella persona e che rischia di essere cancellata se non usata (sappiamo fare tante cose ma non ci ricordiamo più di saperle fare). Rimane dunque importante svolgere di continuo le attività esterne come curare la propria igiene, vestirsi, ecc., favorendo così il sapere interno (fino a divenire competenza inconscia) che migliora, mantenendo, l’apprendimento. 

La persona

É possibile sintetizzare gli aspetti psicologici della persona attraverso lo schema classico della piramide di A. Maslow che dal basso verso l’alto comprende vari bisogni: ambientali, comportamentali, di capacità, credenze (potenzianti o limitanti), valori, identità. 

La persona quindi si sviluppa in tre grandi aree: vita, salute, capacità cognitiva.

In questi ultimi anni si sono fatti passi avanti nella cura della persona per ciò che concerne la vita (si è allungata la vita!) ma non altrettanto nelle due altre aree. La persona è un “sistema complesso” ed è necessario tener presente tutte e tre gli aspetti che lo formano. Salute e capacità cognitiva devono trovare la medesima cura che abbiamo per la vita. 

In sintesi possiamo dire che la persona va sempre considerata come individuo globale. Dobbiamo sempre chiederci chi è, cosa faceva, che lavoro svolgeva, la sua storia familiare, le sue risorse e soprattutto i suoi interessi. 

Le occupazioni e il fare nella vita dell’essere umano sono considerate essenziali alla sua salute.

Teoria dell’invecchiamento

Si possono dividere in quattro grandi aree:

A) Disimpegno: rinuncia dei ruoli. 

B) Attività: impegno nelle operosità.

C) Stato Emotivo: mutamenti della percezione del tempo (passato, presente e futuro)

D) Teoria delle Risorse: chi ha più risorse ha più possibilità di vita. 

Queste chiavi di lettura ci permettono di dare delle indicazioni utili e preventive all’invecchiamento della persona nei suoi molteplici aspetti.

Vediamo i principali. Mantenere un ruolo attivo ricreando una realtà sociale che bilanci il vuoto dell’identità soprattutto nel tempo della pensione: centri anziani, gite, sport, letture, volontariato, hobby, ecc. Il fine è quello di dare spessore al presente evitando crisi depressive, ma soprattutto, incrementare le risorse attraverso piccole responsabilità quotidiane che aiutino ad aumentare la vita agli anni! 

Aspetti psicosociali dell’invecchiamento

Il seminario ha approfondito e sviluppato gli aspetti psicosociali dell’invecchiamento nelle sue diverse sfaccettature che vanno dalla capacità di adattamento e resilienza, all’immagine di sé positiva, al rispetto della persona come unico.

Sono stati trattati temi come:

  • eustress, l’eustress è lo stress positivo, la paura positiva;  
  • distress è lo stress negativo, la paura distruttiva.
  • Coping, capacità di sviluppare strategie di risposta.
  • Prevenzione, primaria: cioè di controllo dei fattori di rischio. Secondaria: trattamento adeguato per evitare recidive. Terziaria: riabilitazione specifica. 
  • Ci si è soffermati a lungo sul tema della cura. Ci sembra importante riportare una sintesi dei bisogni che disegnano gli elementi di fragilità nell’anziano. Bisogni espressi (percepiti e comunicati) inespressi (latenti, repressi, non comunicati), potenziali. 

Per quanto concerne la fase applicativa, riportiamo cinque aree che emergono dall’ambito dei bisogni e che tratteggiano il profilo d’attenzione pratica in risposta agli aspetti psicologici dell’invecchiamento.

  1. Fisiologici: alimentazione-sonno. Riduzione sintomi della sofferenza (dolore). Cura della mobilità e performance.
  2. Sicurezza: non sentirsi abbandonato, ingannato. Percezione di una assistenza fattiva, rispetto delle proprie difficoltà.
  3. Appartenenza: percepirsi in rapporto con gli altri. Comunicazione dei propri pensieri ed emozioni.
  4. Autostima: sentirsi apprezzati, mantenere il proprio ruolo, processi decisionali ascoltati.
  5. Autorealizzazione: esprimere la propria progettualità (il futuro). Rivalutare il senso della propria esistenza.

L’attenzione agli aspetti psicosociali dell’invecchiamento aiuterà l’anziano a rispondere in modo adeguato all’età che avanza e al tempo di vita ancora da affrontare. La malattia e la disabilità, oltre l’invecchiamento stesso, possono interrompere o impedire il “fare”. Aiutare gli anziani a ritrovare la possibilità di partecipare alle occupazioni “desiderate” li favorirà ad acquisire sicurezza e a conoscersi meglio, a credere nelle proprie possibilità di agire e influire positivamente sulla propria esistenza.

Aspetti cognitivi ed emotivi

Come invecchia il cervello?

La scienza ci conferma che avviene un deterioramento del cervello dai 65/70 anni in poi. Le abilità cognitive si possono raggruppare in quattro grandi aree:

  • la memoria,
  • l’attenzione,
  • il ragionamento,
  • il linguaggio.

Ci soffermeremo sulla memoria (codifica, immagazzina e recupero delle informazioni) perché è proprio su questo aspetto che possiamo fare molto per l’anziano.

Vediamo innanzitutto i sistemi della memoria (che indichiamo con la lettera M). 

1. M. Breve Termine: memoria di fatti recenti.

2. M. Lungo Termine: memoria del passato.

3. M. SEMANTICA: archivio delle conoscenze acquisite relative ai costumi sociali.

4. M. SENSORALE: visiva, uditiva, ecc.

5. M. EPISODICA: sistema che archivia informazioni, gli eventi significativi e i loro rapporti spazio temporali. 

6. M. PROCEDURALE che sarà il nostro argomento principale su cui possiamo intervenire a favore dell’anziano. Non dobbiamo dimenticare infatti che le abilità con il progredire degli anni possono essere compromesse in modo più o meno grave. 

Due aspetti non vanno trascurati:

1) la memoria procedurale cioè la memoria che si occupa di acquisire e conservare le connessioni apprese tra stimoli e risposte dando la capacità di reagire alle situazioni (l’acquisizione dell’informazione avviene in modo inconsapevole) in modo adeguato adattandole al contesto. Memorizza prestazioni motorie, operative, come imparare un comportamento o eseguire un compito. E’ anche chiamata conoscenza del “come fare le cose”. 

2) Le emozioni (che rinvia al sistema limbico).

Se con l’invecchiamento si ha una perdita/compromissione dell’attività cerebrale, nell’anziano prevale l’aspetto emotivo (comportamento rispondente a stimolo scatenante). Con l’avanzare degli anni e la conseguente perdita di dialogo tra cervello ed emozioni, quest’ultime non trovando espressione/sfogo scaricano sul corpo. 

Tale fenomeno provoca la “somatizzazione” che produce malattia.

Diventa dunque importante riconoscere ed esternare le emozioni sapendo che in realtà siamo sempre in situazione emotiva. 

Riguardo alla classificazione delle emozioni sono segnalate alcune aree fondamentali. Saper leggere gli stadi emotivi come rabbia, paura, felicità, disgusto/disprezzo. Indicatori dello stato sono altrettanto fattori importanti da non trascurare.

In particolare vengono segnalati:

  • il volto e lo sguardo definito come potente segnalatore di emozione a livello non verbale; può essere diretto (invito alla confidenza o gradimento) o indiretto (segnale di ansia, paura). 
  • I gesti, ma soprattutto la postura: le persone comunicano attraverso il modo di gestire lo spazio. É necessario quindi tenere sempre conto della scelta degli ambienti che favoriscono o meno la socializzazione (centripeti-centrifughi) e che consentono di esternare le emozioni. 
  • Da non trascurare la prossemica e i contesti spaziali.
  • Infine la voce. 

Sarà anche importante avere più strumenti di comunicazione per saper regolare l’intreccio tra emozioni, ragioni e comportamento della persona. 

Acquisire consapevolezza emotiva (riconoscere le emozioni e le cause che scatenano). Controllo emotivo (impulsi aggressivi verso sé o altri). Capacità di sapersi motivare (incanalare le emozioni verso un obiettivo e reagire con ottimismo). Empatia (riconoscere gli indizi emotivi altrui con sensibilità). Gestire le relazioni (riconoscere i conflitti tendendo all’accordo e non al compromesso).

Per approfondire tutti questi temi, qui solo tratteggiati, rimandiamo il lettore al testo di D. Goleman, Intelligenza emotiva, 1995 in cui vengono approfonditi gli aspetti dell’intelligenza in quanto capacità di riconoscere, comprendere, utilizzare e gestire in forma consapevole le proprie e altrui emozioni.

A riguardo della fase applicativa e di terapia, data la vastità e la complessità degli argomenti trattati, in questo scritto è possibile solo dare una sintesi degli obiettivi di stimolazione cognitiva ed emotiva necessari per promuovere e favorire le funzioni residue temporanee (gratificanti) a sostegno dell’autostima e dell’immagine di sé.

Tale attività è svolta principalmente dalle Terapiste Occupazionali o da persone qualificate all’interno di un contesto di equipe medico sanitario organizzato.

ROT o terapia di orientamento alla realtà

Ha come fine quello di riinserire la persona nel proprio vissuto, nella propria storia e ambiente circostante. Svolta da operatori formati, ha l’obiettivo di migliorare l’orientamento spazio-temporale, stimolare la memoria e le relazioni interpersonali. Promuove quindi le competenze mantenute.

TERAPIA DELLA RIMOTIVAZIONE

Può essere svolta sia individualmente che in gruppo. Durante gli incontri vengono proposti: temi di attualità, articoli di giornale o argomenti suggeriti dagli stessi ospiti (opinioni, ricordi, domande, ecc.) da discutere in gruppo. L’obiettivo è quello di recuperare gli interessi e diminuire l’isolamento.

ART THERAPY

Tale attività ha lo scopo di mantenere le capacità (ancora conservate) di confermare l’identità mantenendo il contatto con la propria storia personale e favorire la socializzazione. Altre finalità sono il dare valore all’espressività e alla creatività anche attraverso la comunicazione non verbale.
Tali canali, nel decorso di malattia, risultano custoditi più a lungo rispetto a quelli cognitivi, mettendo in moto circuiti emozionali spesso inalterati nonostante la patologia. Aspetti gratificanti per sostenere autostima e motivazione. Comprende attività come: pittura, collage o immagini colorate, falegnameria, ceramica, ecc.

Tiziana Turchetti, Terapista Occupazionale

Plinio Piccinini, Coordinatore Assistenza

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