Alzheimer cos’è e come si manifestano i sintomi

La malattia di Alzheimer colpisce nella società moderna un grandissimo numero di persone (in Italia sono circa 800.000), ma spesso si considera solo il malato e non gli effetti che ha sui familiari che lo assistono.

Si tratta di una forma di demenza che aggredisce il cervello e risulta cronica e degenerativa. A oggi non esistono cure. 

I principali sintomi sono:

  • Peggioramento delle facoltà mentali, in primis la memoria, in seguito colpisce la capacità di ragionare, il linguaggio.
  • Si palesano disturbi di tipo psicologico come angoscia, ansia, depressione.
  • Il malato può diventare da una parte paranoico oppure apatico, talvolta con scatti aggressivi e violenti.

È chiaro come questi sintomi, che come detto peggiorano nel tempo, vadano a incidere sulla qualità della vita di chi ne soffre pregiudicandone ogni attività, dal lavoro fino a quelle più basilari.

La persona malata di demenza vive in una sorta di bolla, sempre più lontana dalle emozioni e dagli affetti diventando un’ombra di se stesso. È una patologia violenta e crudele che si ripercuote pesantemente sui familiari.

È normale trovarsi spaesati di fronte a un carico del genere, accudire anziani con Alzheimer, ad esempio, è quasi un lavoro a tempo pieno, che per questo viene svolto professionalmente nella casa di riposo.

Cosa accade al malato di Alzheimer

All’inizio la malattia limita il paziente per quanto riguarda la gestione di attività complesse come guidare, lavorare, gestire il denaro o anche prendere delle medicine.

Con il peggioramento dei sintomi la malattia attacca anche la capacità di svolgere attività semplici, come la cura della persona, il mangiare, il vestirsi. In questa fase il paziente non è più autosufficiente e necessita di una assistenza costante che può diventare molto faticosa. 

Per questo motivo, spesso, si consigliano strutture per malati di Alzheimer, che siano in grado di far fronte ai bisogni e alle esigenze del familiare.

L’ Alzheimer, di media, dura dagli 8 ai 10 anni. Ci possono essere rallentamenti o anche bruschi peggioramenti. Purtroppo anche in questo caso è difficile fare una diagnosi precisa, valutare le ragioni di un eventuale peggioramento dei sintomi.

Come accudire un familiare affetto da Alzheimer

La malattia comporta un peggioramento delle facoltà mentali e disturbi del comportamento. I primi, per quanto difficili da accettare, sono più gestibili rispetto ai secondi.

Questi vengono anche definiti sintomi non cognitivi della demenza, tra cui c’è l’aggressività. Il malato tende quindi a insultare, dire parolacce e bestemmie e di rado, ma è un caso possibile, aggredisce fisicamente.

La persona affetta da demenza ha questi scatti d’ira perché le sue capacità di “comprensione” dei pericoli sono offuscate dalla malattia. Così si difende verso un qualcosa che LUI ha interpretato come pericoloso.

Purtroppo chi ha in casa un caro affetto da demenza è soggetto a una quantità incredibile di stress, ed è sempre preoccupato e sotto pressione. 

L’assistenza ai malati Alzheimer è un vero lavoro.

In caso di aggressività quello che si può fare è seguire alcuni semplici consigli:

  • Prima di tutto è utile, con il tempo e l’esperienza, capire quali sono le situazioni che lui interpreta come pericolose o che gli provocano qualsiasi genere di stress.
  • Quando ha uno scatto d’ira è inutile sgridarlo perché lui non è in grado di capire. Anzi, aumenterebbe il suo risentimento scatenando ulteriore aggressività.
  • Non è arrabbiato con voi, ma è per colpa della malattia che interpreta situazioni normali come rischiose e quindi ha solo paura.
  • Se ha reagito male ad una vostra proposta (es. fare il bagno), attendete finché non si calma e trovate il momento giusto per rifarla. Ci vuole una pazienza infinita e tanta calma.

Da queste semplici regole si comprende subito come assistere un malato di demenza non possa essere ricondotto a terapie e procedure standardizzate. Assistere malati di Alzheimer può avere delle linee guida che aiutano il parente a orientarsi per mettere in atto differenti strategie di supporto.

Le più frequenti concause degli attacchi di aggressività sono :

  • Quando la persona è assistita da una persona nervosa o che fa le cose di fretta, mettendogli quindi pressione e agitazione.
  • Il dover fare più attività insieme.
  • L’obbligo a ragionare su più cose allo stesso momento.
  • Chi è malato di Alzheimer non vuole apparire debole e incapace, così non vuole sentirsi inadeguato e quando questo accade scatta l’aggressività.
  • La stanchezza è un elemento scatenante molto importante.
  • Anche l’essere trattato con condiscendenza o in modo infantile lo infastidisce.
  • L’incapacità di comprendere ciò che gli viene detto, o di non farsi capire. È anche questo un fattore di stress.

Visti i molti fattori scatenanti dell’aggressività, che è solo uno dei sintomi della malattia, molte persone decidono di accompagnare i loro cari in strutture specializzate, in una casa di riposo, dove il personale sa come affrontare anche una crisi importante.

Lo stress che subiscono i parenti di chi è affetto dall’Alzheimer è un sintomo stesso della patologia che incide sulla qualità della vita di chi lo ama. Purtroppo tutta questa pressione può portare i cari ad avere loro stessi degli scatti d’ira che sono negativi per il malato.

Si crea così un circolo vizioso di stress, aggressività e sensi di colpa. Dove possibile, se non si riesce ad assistere un malato di Alzheimer, non ci si deve vergognare a portarlo in strutture specializzate.

Come gestire l’aggressività

Come detto la calma è il primo strumento che si deve avere se si vuole accudire un malato di Alzheimer.

Quando la persona esplode in un attacco d’ira occorre restare calmi e rassicuralo, sgridarlo o anche solo provare a fargli comprendere che non c’è motivo di arrabbiarsi ha un effetto contrario.

In quei momenti la persona è agitata e le sue capacità cognitive non gli permettono di capire, ciò sarebbe un ulteriore elemento di agitazione e frustrazione.

Mai sfidarlo, provocarlo o alzare la voce: chi ha la demenza non reagisce come ad esempio un bambino piccolo, anche se a volte nei suoi comportamenti potrebbe sembrarlo. È invece una persona confusa e spaventata che ha difficoltà a gestire le emozioni e a comprendere cosa accade intorno a lui.

Invece si può tentare di distrarlo. Tale metodo è molto utile per effettuare le varie terapie mediche. Far focalizzare la sua attenzione su altro è uno strumento che si deve imparare a usare per disinnescare gli attacchi di aggressività.

I medici raccomandano anche un ulteriore passaggio: rendersi conto che la persona non è “arrabbiata” con qualcuno, l’oggetto della sua aggressività non siete voi perché ce l’ha con voi. Invece è solo l’espressione di un disagio profondo causato dalla patologia.

Gli altri sintomi

L’aggressività appena vista è solo uno dei molti sintomi che si devono affrontare se si ha in casa un malato di demenza. Ce ne sono sia ti tipo psicologico-comportamentale che fisici.

Alcune persone possono avere una memoria talmente a breve da ripetere di continuo la stessa domanda o azione. Anche in questo caso la persona va rassicurata, rimanendo sempre molto calmi e gentili.

Il malato tenderà a eseguire azioni che lo riportano, in qualche modo, al suo passato. Ad esempio potrebbe fare domande tipiche del suo precedente lavoro.

Anche l’attaccamento a chi lo assiste è un tipico sintomo, più o meno importante, che rende il malato nervoso e aggressivo non appena la persona si allontana. Si tratta di una paura violenta dovuta al timore di essere abbandonato.

La memoria è, come detto, la prima funzione a venir debilitata dalla malattia. Così può accadere che perda degli oggetti, o meglio si dimentichi dove li ha riposti, portandolo ad accusare altri di furto. Giustificarsi, in casi di questo tipo, potrebbe solo peggiorare le sue reazioni. Gli esperti consigliano sempre di rispondere in modo gentile, tranquillo e aiutarlo a ritrovare quanto perso.

Il malato di Alzheimer può anche divenire depresso o particolarmente ansioso. Le sue difficoltà a relazionarsi con gli altri, dovute alla patologia, lo potrebbero spingere a un lento e inesorabile isolamento che acuirà lo stato di depressione.

Farlo sentire amato e importante, avere pazienza e gratificarlo, è il modo migliore per evitare che tenda a stare troppo tempo da solo. 

Dove accudire un familiare affetto da Alzheimer

Nelle fasi intermedie della malattia un problema è come tenerlo occupato. Si è visto che una persona affetta da demenza, che ha attività da svolgere, tende ad avere meno attacchi ad esempio di aggressività, a divenire depresso o avere anche allucinazioni. I suoi disturbi del comportamento si manifestano di più quando non ha nulla da fare, non svolge alcuna attività significativa che ha anche l’effetto di mantenere la mente in allenamento. Ecco perché il tempo da dedicare a una persona affetta dall’Alzheimer è moltissimo e spesso proibitivo per la singola famiglia. Si tratta di un lungo processo di apprendimento delle esigenze di una persona che ha una serie di problemi psicologici, cognitivi e anche fisici. Ad esempio va fatta attenzione anche ai rischi domestici dovuti all’uso improprio di fornelli, prodotti per la casa come saponi, medicinali, alcolici, coltelli e apparecchiature elettriche.  Devono essere allontanati i mobili dalle finestre che potrebbero facilitare lo scavalcamento da parte del malato, con il rischio quindi di cadere. Lo stesso ambiente domestico deve essere “tarato” sulle sue esigenze. Capire dove e come accudire i pazienti affetti da Alzheimer è realmente complesso e di difficile valutazione. Hanno esigenze diverse, non c’è uno standard di comportamento per aiutarli a vivere nel modo più sereno possibile. Ci si può rivolgere a strutture specializzate sul territorio (es. casa di riposo a Roma) dove la persona cara sarà seguita da personale che sa come affrontare la demenza. Come mettere in atto tutta una serie di procedure mediche e psicologiche volte a farlo sentire rassicurato e apprezzato.

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