Benvenuti alla seconda puntata della TV de Le Querce, casa di riposo che si trova a Manziana.

L’argomento di oggi ci sta molto a cuore perché rappresenta il fulcro della nostra struttura e riveste un ruolo importante nello svilupparsi e nello svolgersi della giornata dei nostri ospiti; infatti dopo aver parlato dell’alimentazione, nella scorsa puntata, oggi vogliamo puntare la nostra attenzione sulle attività socio ricreative.

Spesso sono viste come dei passatempo o semplicemente degli intrattenimenti per i nostri ospiti, in realtà sono di grandissima importanza e hanno la loro complessità. In questa puntata vogliamo rispondere a tre domande che ne possono chiarire l’utilità e l’efficacia.

 

  • Cosa sono le attività socio-ricreative e cos’è la terapia occupazionale.
  • A cosa servono le attività socio-ricreative.
  • Come sono state riorganizzate le attività in questo periodo di Covid. 

Le attività vengono svolte da un team abbastanza complesso, che vede al vertice la dirigente infermieristica la Dott.ssa Lucia Moretti, supportata dalla nostra psicologa Dott.ssa Silvia Pacella. Ci sono poi tre operatrici, la terapista occupazionale Dott.ssa Tiziana Turchetti, l’operatrice socio sanitaria Josee Charpentier e una educatrice che si occupa della parte motoria Ilaria Fasano.

L’aspetto da sottolineare che queste attività sono importanti per il benessere degli ospiti e quindi è fondamentale che vengano svolte da figure professionali. Questo team si inserisce all’interno dell’equipe e partecipa al piano assistenziale individuale dei nostri ospiti.

La Dott.ssa Paciolla ci spiega come, lavorando in una struttura a volte si da per scontata l’importanza delle attività socio-ricreative, ma non tutti sanno quanto sia qualitativamente e quantitativamente importante svolgerle e come sollecitano la quotidianità degli ospiti. Le attività sono, senza ombra di dubbio basilari per la quotidianità perché permettono di potenziare e mantenere la sfera sociale e affettiva, quindi sono momenti di socializzazione che vengono mediate dalle operatrici. Inoltre si crea tra noi e gli ospiti, che noi chiamiamo “nonni”, una vera e propria catena tra confronto, supporto e motivazione reciproche; i nostri ospiti sono deliziosi e incoraggiano gli altri a fare esercizi.

C’è poi un aspetto da non sottovalutare che è quello del rituale, nel senso che data l’organizzazione quotidiana e settimanale, contribuiscono al piacere dell’attesa di qualcosa che gratifica grazie anche al sorriso delle operatrici che danno un senso di sicurezza. Le attività intrattengono e permettono il trascorrere del tempo, con una qualità tale da non lasciare nulla al caso. 

Un altro punto forte delle nostre attività e che possono avvenire sia a livello individuale, perché la terapista occupazionale svolge molte esercitazioni a livello individuale somministrando anche test cognitivi o rispetto alle abilità quotidiane, che poi entrano a far parte delle nostre valutazioni di tutti i professionisti che si uniscono nella  riunione di equipe; oppure si svolgono a livello globale e il gruppo ha un altro potenziale enorme perché è una cassa di risonanza ma è anche un contenimento per gli ospiti.

Un’altra cosa importante da dire è che quando è possibile, inseriamo nelle attività degli aspetti che fanno parte anche degli interessi e delle passioni della vita precedente alla struttura dei nostri ospiti e in questo caso abbiamo il prezioso contributo dei familiari. Quando i famigliari fanno l’inquadramento introduttivo degli ospiti, prendiamo delle informazioni preziose non solo per l’inquadramento in se, ma per far sentire il più possibile all’ospite una quotidianità che deve essere vera.

Cos’è la terapia occupazionale

La terapista occupazionale, Dott.ssa Tiziana Turchetti, ci spiega come a causa di malattie, disabilità o semplicemente invecchiamento, gli anziani tendano ad interrompere le attività, quelle che vengono tecnicamente indicate come occupazioni.

Queste vengono utilizzate e definite sia come impegni finalizzati di un intervento, ma anche come obiettivi e risultati dell’intervento stesso. Uno dei principali obiettivi con i nostri ospiti è quello di promuovere e mantenere il loro grado di autonomia sia nelle attività di vita quotidiana, come la cura di sé, l’abbigliamento o l’igiene ma anche quello di promuovere la partecipazione in attività rilevanti e comunque ricreative, tenendo sempre conto delle abilità che i nostri ospiti hanno conservato. Tali obiettivi comprendono altrettanti obiettivi non meno importanti come ad esempio:

– rimanere orientati nel tempo e nello spazio, quindi avere un buon orientamento anche all’interno della struttura per raggiungere i saloni comuni delle attività o i saloni del pranzo;

– rafforzare le relazioni sociali, quindi integrare una buona socialità con gli altri ospiti; 

– mantenere le condizioni fisiche e cognitive.

Fondamentale per tutto questo ovviamente è un buon un lavoro di equipe che coinvolge tutte le figure presenti nella nostra struttura ma in particolar modo quelle appunto che si occupano delle attività. Durante la settimana si svolgono delle attività che seguono una routine settimanale e comprendono delle attività ordinarie e straordinarie. Per quanto riguarda le attività ordinarie vengono incluse la rieducazione della cura di sé o l’igiene; attraverso stimolazioni sia cognitive che manuali vediamo come la vestizione o è la svestizione possono risultare difficili o comunque presentare delle problematiche, ad esempio l’ospite può avere difficoltà nel trovare un indumento o a vestirsi in modo adeguato in base al tempo di quella giornata. Automaticamente può essere più semplice insegnare loro delle strategie per facilitare tutto questo come ad esempio siglare l’armadio quindi indicare i contenuti all’interno dell’armadio oppure ridurre al minimo gli indumenti presenti o addirittura prepararli insieme in modo sequenziale. 

Le attività straordinarie includono sia le feste annuali, le feste dei compleanni che svolgiamo rispetto ai compleanni del mese dei nostri nonni e le olimpiadi, nonché laboratori straordinari.

Recentemente abbiamo infatti avviato laboratori sia di giardinaggio che di cucito; ovviamente anche le situazioni più conviviali come prendere insieme una bibita possono stimolare le funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione e l’orientamento e al contempo danno l’occasione di cogliere degli elementi emersi per poter poi attuare delle strategie per lavorare sulle autonomie dei nostri ospiti.

C’è da sottolineare che quando parliamo di eventi straordinari che facciamo ogni anno tipo le “olimpiadi dei nonni”, queste prevedono dei giochi ma anche dei premi, creati dai nonni stessi insieme alle operatrici delle attività, e quindi viene sempre sollecitato l’aspetto ludico-ricreativo e anche quello competitivo e c’è sempre l’attenzione al piano cognitivo. In queste attività straordinarie, come anche quella per la preparazione del natale, c’è il lavoro da parte delle operatrici sulla manualità fine, c’è l’attenzione alla combinazione tra il movimento e la finalità del movimento stesso.

Poi c’è un aspetto fondamentale che riguarda lo spirito di tutto il personale di lavoro, che collabora attivamente diventando parte integrante della giornata. Sono coinvolte anche persone esterne come il sindaco di Manziana che ogni anno viene a tagliare il nastro per l’apertura dei giochi e le associazioni tra cui l’associazione volontari ospedalieri AVO. Quando possibile sono presenti anche i parenti e gli amici degli ospiti per incoraggiarli e sostenerli dal punto di vista affettivo e sociale.

L’aspetto socio-sanitario delle attività ricreative

L’operatrice sociale, Josee Charpentier, ha portato un tocco speciale all’interno delle attività della nostra struttura in quanto il suo operato ha due aspetti importanti, quello sanitario e quello sociale in senso stretto. Questo le permette di osservare attentamente gli ospiti sia durante le attività sanitaria che durante le attività ricreative, lavorando in equipe con diverse figure professionali si organizzano le attività ricreative e di socializzazione per il mantenimento e il recupero delle capacità creative, motoria e cognitive dell’anziano ma come si improntano queste attività?

Prima di tutto devono avere tre condizioni essenziali:

  • essere utili;
  • essere divertenti;
  • gratificanti;

Abbiamo elaborato uno schema in cui tutti i giorni vengono stabilite diverse attività, pittura, ascolto di musica, giochi di abilità e di società, tombola comunicazione su diversi argomenti, attività sensoriali, ginnastica, uscite sul territorio, incontri con le associazioni di volontariato, spettacoli di musica, olimpiadi della terza età e progetti con i bambini delle scuole elementari e anche con l’unicef. 

L’animazione ha un ruolo fondamentale nelle strutture per le persone anziane perché non è soltanto un momento di divertimento, ma un momento dove il rapporto umano diventa essenziale sia per il benessere dell’anziano in generale, sia per gli ospiti e gli operatori perché si creano dei legami.

Come coinvolgere le persone anziane alle attività? 

Prima di tutto si posso dare un piccoli compiti tipo aiutare a portare il tè e dopo mettere a posto, a riorganizzare gli oggetti che sono stati utilizzati per l’attività, preparare tutto ciò che serve per le attività in sé e stimolare la comunicazione di ognuno e tra di loro su diversi argomenti tipo di attualità quello che succede nel mondo, le ricorrenze, le feste. In questo modo ognuno di loro può esprimere dei fatti della loro vita del presente e del passato ma è importante anche l’ascolto della musica che permette di stimolare la loro fantasia; la musica è un linguaggio universale fa rivivere momenti del vissuto riattivando la memoria, calma, stimola la concentrazione a livello sia cognitivo che fisico.

La scelta di motivi di altri tempi permette anche il coinvolgimento di quegli ospiti che hanno deterioramento o defaillances cognitive andando a stimolare una memoria a lungo termine che invece resta abbastanza immutata. In questo modo gli ospiti riescono a rievocare ricordi e chi si sente le può cantare stimolando la produzione di endocrine, una carta vincente per le emozioni positive.

La musica ha una potenzialità enorme e viene sfruttata al meglio per raggiungere gli obiettivi attraverso aspetti genuino e semplici che poi rappresenta la nostra l’indole nel mettere in campo con gli ospiti sia la nostra professionalità, la formazione tecnica, ma anche l’empatia e il coinvolgimento emozionale.

Quando si parla di emozioni, e la musica ha il potere di chiamarle in causa, si ha a che fare con una memoria psico-corporea che rimane sempre aperta e intatta, e permette una rievocazione interna che da la possibilità di condividere con il gruppo.

La possibilità di condividere i ricordi attraverso la narrazione ha a sua volta un importante potere terapeutico, cosi come lavorare con la pittura per fare i cartelloni che chiama in causa l’esercizio della manualità fine. 

Un’altro aspetto di valore è quello delle collaborazioni con le associazioni, come ad esempio i lavori all’uncinetto per l’albero di natale, perché la gratificazione viene proprio dal risultato visibile che ne scaturisce e dalla condivisione con persone esterne.

Come sono state riorganizzate le attività in questo momento storico?

In questo momento dell’emergenza Covid, in seguito ovviamente alle nuove prescrizioni, le attività sono state un po ridimensionati.

All’interno dell’equipe si continuano comunque a svolgere le attività routinarie come la creazione di lavori stagionali, la creazione di decorazioni pasquali e natalizie, indossando i dispositivi di protezione individuale. È da circa un anno che abbiamo  inserito nelle nostre attività la programmazione di videochiamate tra i nostri ospiti e i parenti. Durante il periodo estivo, quando sia le prescrizioni che la situazione sanitaria lo ha consentito, le videochiamate sono state sostituite dalle visite che sono avvenute all’esterno nel nostro parco, e questo ha consentito di far riavvicinare i parenti e gli ospiti che magari a causa di impegni lavorativi o comunque distanze non avevano la possibilità di incontrarsi con da tale frequenza.

È importante sottolineare che in questo periodo siano state sentite più intensamente queste attività anche da noi e come gruppo la cosa che si è sentita più intensamente e quello di aver potuto fare da ponte tra i nonni e i loro parenti. 

Inizialmente non è stato semplice perché i nostri ospiti non erano in grado di utilizzare il telefono o comunque di effettuare in autonomia una videochiamata, però affrontando la situazione insieme è stato possibile trovare e conoscere un modo nuovo di comunicare.

Ci sono stati dei parenti che non avevano la possibilità di recarsi struttura e avevano, e hanno tuttora, il bisogno di avere notizie e comunque di essere rassicurati sulla condizione dei loro cari quindi le videochiamate iniziavano con lacrime di gioia di sollievo nel rivedere i propri cari e i nonni i propri figli. Tutte le chiamate però terminavano sempre con un nuovo appuntamento e le loro emozioni sono state un po anche le nostre.

Soprattutto quest’anno durante la proiezione dei video degli auguri di natale, che abbiamo raccolto e proiettato al muro per farli sentire più vicini, per fargli sentire quella carezza mancata,  abbiamo avuto la capacità di sorridere dietro una mascherina e quindi solo con lo sguardo dare loro quella fiducia di supporto.

In questo momento di pandemia dolorosa per gli ospiti e i famigliari, continuiano a sentirci un ponte fra i nonni e l’esterno e siamo riusciti comunque a realizzare delle attività per la gioia di stare insieme e abbiamo procurato un contratto visivo e verbale.

Il nostro impegno qui a Le Querce ha permesso di creare un ambiente piacevole, sicuro e creativo nonostante abbiamo dovuto concentrarci tantissimo sulla protezione degli ospiti, sull’adempimento di tutte le indicazioni e le prescrizioni della nostra asl di appartenenza, e su tutte le regole del buon senso.

Il motto “si fa con quel che c’è” lo abbiamo preso alla lettera, e le nostre terapiste e operatrici si sono impegnate tanto per riuscire a coinvolgere gli ospiti con la creatività e l’allegria, creando una varietà di attività tali da raggiungere comunque gli obiettivi prefissati. La continuità, che era seriamente messa in pericolo, invece è stata mantenuta grazie alla “potenzialità del rispecchiamento” sul piano emotivo.

Resta la speranza di ritornare presto ad una situazione di normalità e a collaborare con il territorio, nel frattempo, per chi è fuori, è fondamentale capire che cosa è successo e succede all’interno della struttura.

La gratitudine che possiamo percepire negli occhi dei nonni è una realtà meravigliosamente umana.

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